Tornata oggi da una quattro giorni al Ferrara Busker Festival. Che esperienza ragazzi! Musica, sole, sudore, fame, sete, colori, fotografi, artisti e...biciclette!
Proprio così, mentre stavo facendo la mia prima esibizione una signora mi ha rivelato che "Ferrara è la città delle biciclette". In quel momento, ancora non avevo capito quanto fosse vera quell'affermazione! Nei prossimi giorni pubblicherò qualche foto che mi è stata scattata durante i live!
Nell' immagine sopra: una parte del Castello Estense da me immortalato una mattina in cui ho giocato a fare la turista!
Anche Piero Ciampi l'ho scoperto da poco, anzi fino a qualche anno fa non sapevo neppure della sua esistenza. Neppure mia madre, che un po' di cantautori italiani degli anni Sessanta e Settanta li conosce, non conosceva Piero Ciampi o Piero Litaliano, come si faceva chiamare nel suo primo album. Strano a dirsi ma l'ho scoperto girando su myspace: una delle prime canzoni che ho sentito è stata "Ha tutte le carte in regola" e mi è rimasto subito impresso il verso:
"(...) Divide la sua cena con pittori ciechi, musicisti sordi, giocatori sfortunati, scrittori monchi".
Piero Ciampi viene considerato essenzialmente un poeta che si è trovato invischiato, o che si è lasciato invischiare, con il mondo delle "canzoni leggere", non certo un musicista o un cantante: eppure, devo dire che una delle prime cose che mi colpisce di Ciampi è la sua voce, così autentica, così sua. Qualche mese fa ho letto un libro su di lui e mi sono ascoltata un po' di sue cose. Al di là della sua vita privata, dei suoi problemi e vicissitudini esistenziali, è soprattutto la sincerità quello che più mi piace di questo artista, come canta, come scrive, come sta davanti ad un microfono o ad una telecamera, come squarcia il pirandelliano cielo di cartone. I cantautori sono un po' tutti poeti mancati, perchè la poesia è la cosa più scomoda che possa esserci oggi, in epoca industriale, post-moderna o post-post moderna che sia. Ciampi non lo è stato un poeta mancato: non ci vuole molto ad accorgersi di come fa a cazzotti con la struttura musicale delle sue canzoni, le note, la musica è tutta sovra-struttura di cui si percepisce l'inutilità, per quanto ben suonata e, molto spesso, arrangiata magistralmente. E' sempre lui a farla franca perchè ha tutta la forza della parola dalla sua. Insomma, lui sì che aveva tutte le carte in regola per essere un artista.
Oggi, dopo una torrida tappa on the road a Imola, indovinate un po' chi trovo fuori dalla stazione di Bologna? Claudio Lolli! A dire il vero, credo di averlo già intravisto qualche tempo fa per le vie del centro ma non ero sicura che fosse lui. Dunque, lui stava attraversando le striscie pedonali, io stavo per andare in un'altra direzione, eppure ci siamo guardati da lontano e ci siamo "riconosciuti": sarà che avevo la chitarra in spalla? Ci siamo stretti la mano, lui mi ha chiesto dove stavo andando e gli ho spiegato che stavo tornando da Imola. E poi gli ho detto: "Claudio, sono cresciuta con le tue canzoni!" E lui, mi ha guardato, anzi, diciamo che mi ha squadrato e poi: "Be' mi pare che sei cresciuta bene!" Ci siamo salutati in fretta, in queste circostanze è sempre così: solo dopo ti viene in mente quello che potevi dire ma probabilmente, lì per lì, non volevo essere invadente. Sotto pubblico una canzone di Claudio Lolli che amo molto, trattasi di Angoscia metropolitana. A tratti mi ricorda Charles Baudelaire, perchè è una descrizione, con parola poetica, dello schifo moderno.
Ho appreso stamattina della morte di Fernanda Pivano. Una grande persona, giornalista, scrittrice, saggista, amica dei poeti, della musica e della libertà, quella vera. E' stata lei a tradurre e a far conoscere in Italia i più grandi autori della beat generation, Kerouac, Ginsberg, Ferlinghetti, Burroughs. Autori, poeti, che ho letteralmente divorato tra i 15 e i 18 anni. Grazie Fernanda. Proprio qualche mese fa avevo comprato il suo "I miei amici cantautori", una raccolta di articoli e interviste su alcuni cantautori, per l'appunto, suoi amici: Bob Dylan, Jim Morrison, De Andrè, Ligabue etc. La cosa che mi ha sempre colpito di Fernanda Pivano è la sua umiltà, propria delle persone migliori, la sua profonda passione: per l'arte, per i poeti, per la libertà di pensiero.
Luigi Tenco l'ho scoperto solo di recente e lo trovo mostruosamente bravo. Saremmo stati amici, anzi noi siamo già amici. Sento una certa affinità con questa voce suonata, con il timbro sofferente e profondamente musicale, sincero e presente. Tenco non è conosciuto abbastanza per le sue canzoni "impegnate", si direbbero ingenue, probabilmente musicalmente e metricamente meno raffinate delle sue canzoni d'amore. Però a me colpiscono molto anche alcune delle sue canzoni cosiddette impegnate: fra queste, la mia preferita è Io vorrei essere là. Ma penso anche a Cara Maestra del 1962 perchè quel parlare diretto e fuori dai denti, quella volontà di comunicare delle realtà di fatto, quasi in modo didascalico e disarmante, devo dire che stento a trovarla in giro, nelle canzoni d'autore o commerciali che siano. Qui sotto pubblico il video di Vedrai vedrai, un altro suo capolavoro.
Et voilà, eccomi tornata dal Santa Sofia Busker Festival in provincia di Forlì-Cesena. Due giorni belli intensi pieni di gente interessante, Musicisti con la emme maiuscola e artisti di strada da ogni dove. Anche il paesello merita, piccolino ma con bar ovunque, attraversato da un fiume apenninico tra il verde collinoso e due campanili che sembrano in eterna concorrenza. Ho suonato, come mio solito, da one-woman-band, o meglio da two-womans band (altrimenti Blacky si offende!) e anche in jam, come ieri sera, con la Piccola banda brigante. Grazie ragazzi! Mi sono divertita alla grande!
Tra qualche ora parto per partecipare al busker festival di Santa Sofia. Treno da Bologna fino a Forlì e poi corriera. Mi piace il nome Sofia, il nome di mia nonna, il nome del sapere in greco. E poi è musicale come il vento...che soffia. Proseguo la mia vita da cantautrice-musicista incallita: traguardi e sconfitte s'intrecciano e scortano sulla via, come compagni di viaggio.
Qualche giorno fa sono andata a suonare a Castelfranco Emilia, un paese tra Bologna e Modena a favore dell'arte di strada e in cui vige un regolamento comunale di tutto rispetto. Ecco qui qualche articolo: ART. 1 Il Comune di Castelfranco Emilia riconosce l’arte di strada quale fenomeno culturale e ne valorizza tutte le forme espressive. Per l’arte in strada si intende la libera espressione artistica da parte di qualsiasi persona, indipendentemente dalle qualità tecniche, che non viene esercitata come mestiere. ART. 3 Gli spazi idonei previsti in via sperimentale sono: - Portici del paese - Piazza Garibaldi - Piazza Aldo Moro - Giardini Pubblici dalle ore 09.00 alle 22.00. In ogni caso gli artisti non potranno costituire ostacolo alla circolazione dei veicoli e/o dei pedoni. L’ amministrazione comunale si riserva, per sopraggiunte esigenze di ordine pubblico o per altre ragioni ostative di ordine pubblico contingenti di evitare temporaneamente l’arte in strada anche negli spazi menzionati. E' sempre bello suonare dove è permesso ma certo, il lavoro non è finito lì. Bisogna trovare anche un luogo con un buon passaggio di persone e non troppo vicino a vie trafficate di automezzi.
Dunque, ho cominciato a suonare verso le 16.00 fino alle 17. 20 circa. Ho suonato in Piazza Garibaldi e sotto i portici di Via Emilia. Il problema del primo luogo era la pressochè assenza di persone (devo dire che ho avuto solo due attenti spettatori durante il breve periodo che sono rimasta nella piazzetta e sono stati due bimbi sui 6 anni) Il problema di suonare sotto i portici, oltre al passaggio di poche persone, è stato essenzialmente il traffico.
Posso dire che a Castelfranco Emilia ho visto più auto che persone! Ma non ci demoralizziamo! Ho intenzione di fare un altro esperimento. Proverò ad andarci in concomitanza del mercato che si tiene martedì mattina...almeno ci sarà più gente!